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Come orientarsi nel vasto mondo degli Omega?

PUBBLICATO IL 29 novembre 2017

Omega 3,6,9…un mare di numeri!

Basta accendere la TV per rendersi conto che le mode esistono  anche in ambito salutistico: chi di voi non ha mai sentito parlare di omega-3 o visto uno spot che ne esaltasse le magnifiche proprietà?
Oggi faremo un po’ di chiarezza: gli acidi grassi della serie omega fanno bene a tutti come suggerisce la pubblicità, ma non sono tutti uguali!

La dura lotta ‘saturi vs insaturi’: si salvi chi può!

Olio di palma: impossibile non conoscerlo. Qualche tempo fa i media hanno portato agli onori delle cronache gli effetti dannosi  degli acidi grassi saturi, catene di atomi di carbonio unite da legami semplici C-C, ottime per rendere il prodotto più appetibile sullo scaffale del negozio, ma pericolose per il rischio di eventi cardiovascolari correlati al consumo quotidiano.
Gli acidi grassi delle serie omega 3, 6, 9 sono classificati come ‘polinsaturi’: in altri termini, gli atomi di carbonio che ne costituiscono la struttura non si danno semplicemente ‘la mano’ come nei saturi, ma si abbracciano, così da creare un doppio legame (o insaturazione) in alcuni punti della catena, precisamente a  3, 6, 9 atomi di carbonio dalla fine, chiamata (biblicamente) ‘omega’.

Perché sono importanti?

Gli acidi grassi polinsaturi sono coinvolti nella modulazione di moltissime funzioni fisiologiche:

- Bilancio lipidico plasmatico: promuovono la diminuzione dei livelli di trigliceridi e contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio lipidico;
- Azione antiaggregante ed antipertensiva, in quanto vasodilatatori;
- Azione antinfiammatoria;
- Azione positiva sullo sviluppo di cellule nervose e retiniche (cervello e occhi);
- Mantenimento dell’apparato scheletrico in buono stato, in quanto partecipano ai meccanismi di assorbimento del calcio a livello intestinale.

Dove possiamo trovarli?

Pesce ‘azzurro’ (tonno, sgombro, merluzzo,aringhe, sardine), noci, semi di lino. Non c’è altro modo di procurarseli: il nostro organismo non è in grado di ottenere quantità importanti di EPA e DHA, due fra i più importanti omega-3, dal metabolismo efficiente dell’acido alfa-linolenico, loro precursore e capostipite della serie. Da questo deriva la necessità di introduzione tramite dieta o, eventualmente, integratori alimentari.
Qualcuno fra voi potrebbe avere qualcosa da dire: proviamo ad anticipare le vostre obiezioni.

Obiezione n.1: da quanto abbiamo capito, la fonte principale degli omega-3 è animale. Sappiamo tutti che i nostri mari sono a dir poco inquinati e consumare pesce di grandi dimensioni se può far bene da un lato, dall’altro ci espone al rischio di introdurre inquinanti e metalli pesanti.
Esiste una soluzione a questo dilemma?

La risposta è: Krill!
Lo conoscete? Si tratta di un piccolo crostaceo amante delle acque gelide: si nutre di plancton e dunque consumarlo non ci espone al rischio di accumulo di metalli pesanti come può invece accadere assumendo tagli di carne proveniente da pesci di grandi dimensioni.

Obiezione n.2: I nostri amici vegani devono rinunciare ai benefici degli omega-3?

L’acido alfa-linolenico, da cui il nostro organismo sintetizza EPA e DHA, è presente in buone quantità nell’olio di perilla, pianta originaria della Cina, molto diffusa anche in Giappone, India e Corea. E' una fonte preziosa di acidi grassi omega-3 per quanti preferiscano evitare derivati animali.

Volete saperne di più?
Venite a trovarci in farmacia: scopriremo insieme quali sono gli integratori più adatti a voi!





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